Che poi non è veruncazzo che i giovani non hanno voglia di lavorare.
Io lavorerei giorno e notte, sabati, domeniche, festivi e feriali, sacrificherei la vita sociale e dimenticherei di mangiare, se solo fosse per una paga che basti a mantenermi e avessi prospettive o mi sentissi dire anche solo “brava, bel lavoro”.
E’ che noi le prospettive, le scelte, non le abbiamo. E ci volete già pronti, già preparati, informati su tutto, “giovani con laurea magistrale, massimo dei voti, massimo 25 anni con almeno 6 anni e mezzo di esperienza nel settore”, perchè mica basta vedere la voglia di fare, mica ci si può prendere il rischio di guidarci, di darci il tempo di imparare. Scommettere sulla nostra generazione è una vana speranza. Lo sanno tutti che non ce lo meritiamo.
Continuiamo ad annaspare in un mare di contratti a progetto, determinati di 3 mesi, stage non retribuiti, che se sei una persona normale, con necessità normali, e non puoi continuare a gravare sulle spalle dei tuoi genitori, devi scartarli in partenza, e lasciarli a chi ancora può permetterseli. Il problema è che poi, a continuare ad annaspare, affoghi. Ti passa la voglia di fare, di cercare. Ti accontenti della prima cosa che ti permette di campare con un pizzico di sicurezza in più, anche se non ti piace.
E’ così che diventiamo come voi, che non siete più in grado di apprezzare il vostro lavoro, perchè avete dimenticato che a voi un’opportunità l’hanno data, perchè tanto nessuno ve lo tocca, perchè ormai serve solo a portare il pane in casa.
E vi dirò, per questa storia qui mi rode il culo.
Pubblicato in considerazioni banali e pessimiste, lavoro questo sconosciuto
ultimi commenti